Cosa fare se si è sempre stanchi

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Cosa fare se si è sempre stanchi

  • stanchezza cronica

Le cause della stanchezza cronica non sono ben note e i fattori si mescolano con una sintomatologia legata ad altre patologie. Una valutazione completa può avvenire nei centri di medicina funzionale

Sentirsi stanchi succede spesso, diventa un problema quando influisce negativamente sulle attività quotidiane. Il campanello d’allarme deve scattare se la sensazione soggettiva è di intensa spossatezza che costringe alla riduzione drastica delle attività, lavorative o intellettuali, che di norma una persona riesce a svolgere. Si parla in questi casi di stanchezza cronica.

Questo tipo di stanchezza tende a manifestarsi dopo i 40-50 anni e si verifica più nelle donne e meno negli uomini. In rari casi è possibile che la condizione si verifichi anche in soggetti più giovani.

Come definire la stanchezza cronica

Si definisce come cronica la sensazione soggettiva di profonda stanchezza che dura per almeno 5-6 mesi, tende a ripetersi a cicli e rende difficile rapportarsi con il mondo esterno. In genere inizia a manifestarsi a seguito di eventi di rilievo nella vita delle persone, come un forte stress o la perdita di una persona cara.

Cosa fare per capire se si tratta di stanchezza cronica o no?

La stanchezza cronica:

  • non si attenua con il riposo;
  • è legata a una sensazione soggettiva di spossatezza intensa che permane a lungo;
  • costringe a una drastica riduzione delle normali funzioni quotidiane.

Ad esempio, non si riescono a svolgere abituali attività lavorative come andare in ufficio, ma anche attività intellettuali come mantenere la concentrazione quando si legge, seguire la trama di un film o interagire con parenti o amici.

La diagnosi di stanchezza cronica non è mai precisa perché invariabilmente si accompagna ad altre condizioni psicologiche o psichiatriche, come la depressione.

Cosa vuol dire essere sempre stanchi?

Avere il sonno disturbato e sentirsi irritati e stressati sono alcuni dei sintomi che si accompagnano alla stanchezza cronica.

Questa è una patologia definibile ma molto sfumata, che tende a variare nelle sue manifestazioni. Se si palesa in maniera piena può diventare molto invalidante.

Il problema principale è che le cause non sono ben note, i fattori sono spesso confusi e si mescolano con una sintomatologia legata ad altre patologie con cui condividono il sintomo più forte che è la stanchezza. Ad esempio, molto sovrapponibile è la fibromialgia, ma anche la sindrome dell’intestino irritabile, che spesso accompagna la stanchezza cronica.

Nelle persone anziane o molto anziane l’effetto scatenante può essere una difficoltà nella deambulazione come conseguenza di artrosi o di fratture che porta a progressiva perdita di massa e forza muscolare (sarcopenia) e perdita della capacità di muoversi e di agire.

Altri fattori o sintomi che possono essere associati alla stanchezza cronica:

  • Sedentarietà
  • Depressione, stress, ansia e crisi di panico
  • Dolori muscolari e articolari
  • Emicrania o cefalee ricorrenti
  • Storia recente di forti episodi febbrili
  • Insonnia
  • Difficoltà a deglutire (odinofagia)
  • L’opposizione, quasi il disgusto verso qualsiasi attività fisica

Quest’ultimo fattore permette di distinguere la stanchezza cronica dalla fibromialgia, in quanto il paziente fibromialgico non presenta avversione verso l’attività fisica, anzi è propenso a farla perché è utile a risolvere la propria problematica.

Che esami del sangue fare per la stanchezza?

Se il sospetto è di stanchezza cronica, le indagini da fare sono numerose, perché come detto si tratta di una problematica non bene definibile, che potrebbe essere il segnale di altre condizioni.
Il medico determina la gravità della situazione con valutazione delle capacità funzionali se necessario applicando criteri clinici come la scala di Karnofwski o altri indici della qualità della vita come ECOG. È utile a escludere la presenza di malattie infettive come ad esempio candidosi intestinale, Citomegalovirus, Herpes Zoster o Epatite C.

È opportuno inoltre valutare che non ci siano problemi di intossicazioni croniche. Ad esempio quelle da piombo (che si può trovare nelle vernici scrostate di vecchie abitazioni) o da mercurio (che abbonda in pesci come lo spada o il tonno), da muffe o da ambienti lavorativi non idonei.

Bisogna inoltre escludere patologie autoimmuni, in forte aumento negli anni recenti e che spesso accompagnano i sintomi della stanchezza cronica.

È utile sentire il parere di un neurologo per escludere problematiche a livello cerebrale, come demenze senili o in conseguenza di stress e ansia.
Non da ultimo, sono da valutare attentamente i problemi infiammatori a carico dell’apparato digerente che interessano una grande fetta della popolazione e che sono di grande rilevanza alla luce del fatto che alcuni dei più importanti neurotrasmettitori cerebrali, come serotonina e acido gamma amino butirrico, sono secreti quasi interamente dall’intestino.

A quale medico rivolgersi?

Per orientarsi verso una diagnosi di stanchezza cronica è utile rivolgersi allo specialista neurologo ma anche ad un internista o medico di medicina generale.

Una valutazione completa può avvenire nei centri di medicina funzionale, come il Centro di Medicina Funzionale e Coaching del Santagostino, che mette a sistema i vari sintomi nei quali si articola la sindrome da stanchezza cronica. Il medico funzionale in team con neurologo, internista, reumatologo, fisiatra, gastroenterologo, ginecologo, immunologo, fisioterapista e osteopata costituiscono il team medico che aiuta il paziente a fare chiarezza e a mettere insieme tutti gli aspetti della patologia.

Stanchezza cronica in menopausa

Per concludere, è utile anche notare che avvalersi di un medico funzionale che operi a stretto contatto con ginecologi e altri specialisti non è irrilevante se si considera che le donne soffrono di stanchezza cronica e fibromialgia, ma anche di malattie autoimmuni, dalle due alle quattro volte in più che i maschi.
In una società maschilista la spiegazione facile è sempre stata la supposta ridotta tolleranza al dolore della donna o altre considerazioni riduttiviste. La realtà è parecchio più complessa perché nella vita di una donna, problemi come menarca, gravidanza, allattamento, fibromi, sanguinamenti, anemia, prolasso, incontinenza e i cambiamenti ormonali, personali e affettivi legati a menopausa e invecchiamento sono una realtà che non tocca i maschi e ha profonde implicazioni fisiologiche, patologiche e sociali.

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2021-04-27T15:53:30+02:00 27 Aprile 2021|Categories: Benessere|0 Commenti