Sonno: il dolce dormire aiuta il cervello

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Sonno: il dolce dormire aiuta il cervello

  • sonno e cervello

Dormire, contrariamente a quanto si pensa non è sinonimo di "dolce far niente". In realtà il sonno è fondamentale per noi e per il nostro cervello. Una ricerca svela lati nascosti del mondo di Morfeo.

Il sonno si trova universalmente in tutte le specie animali ed è ormai noto che molte funzioni cognitive si indeboliscono se non dormiamo adeguatamente, compromettendo il nostro cervello. Ma perché questo avviene? Un’ipotesi potrebbe essere quella che durante il sonno il cervello sia “sconnesso” da tutte le informazioni sensitive che gli arrivano durante la veglia, e che questo stato “offline” rappresenti un vantaggio, altrimenti la selezione naturale avrebbe trovato un altro modo per ottenere la stessa funzione durante lo stato di veglia, evitando il pericolo di essere incapaci di controllare cosa avviene nell’ambiente esterno mentre dormiamo.

Due ricercatori italiani dell’Università del Wisconsin-Madison, Chiara Cirelli e Giulio Tononi, hanno formulato l’ipotesi dell’ omeostasi sinaptica (SHY), secondo la quale il sonno è “il prezzo da pagare” per ottenere quella che viene chiamata “plasticità neuronale” e quindi poter continuare ad imparare cose nuove.

Quando siamo svegli e vigili, le sinapsi (connessioni) permettono ai neuroni di comunicare tra loro, questo favorisce il potenziamento della rete neuronale, consentendo così l’apprendimento e l’immagazzinamento delle memorie. Questo processo, la plasticità neuronale, è un costante e continuo adattamento a qualsiasi cambiamento avvenga nell’ambiente esterno e quindi aiuta il nostro cervello a capire e agire con il setting intorno a noi.

Le sinapsi durante questa fase aumentano le proprie dimensioni e si rafforzano.

La plasticità del cervello è essenziale per la sopravvivenza ma rappresenta anche un costo, perché sinapsi aumentate di dimensioni richiedono maggiore energia e supporto nutritivo da parte delle cellule, fino ad arrivare ad una “saturazione”. Occorre quindi che al livello massimo di accrescimento delle sinapsi intervenga un meccanismo che bilanci questa crescita, per evitare di annullare le memorie e le connessioni. Questo ruolo sarebbe giocato infatti dal sonno.

Secondo questa ricerca, durante il sonno la situazione sinaptica si normalizza e ripristina, permettendo il consolidamento della memoria, l’integrazione tra le memorie passate con quelle nuove, e l’eliminazione delle informazioni inutili.

Durante lo stato di veglia il cervello riceve informazioni continue, alcune utili (segnali) che conviene mantenere, altre superflue (rumori) che conviene cancellare. Il ripristino dell’energia e del supporto nutritivo (omeostasi) è vantaggioso a livello sia cellulare che sistemico.

Per dimostrare questa teoria i ricercatori hanno analizzato le immagini ad altissima risoluzione di corteccia cerebrale di diversi topi con una tecnica di microscopia elettronica 3D misurando le dimensioni di migliaia di sinapsi, sia in stato di veglia che di sonno.

Essi hanno verificato che poche ore di sonno hanno portato in media ad una diminuzione delle dimensioni delle sinapsi di circa il 20%. Questo ridimensionamento si verifica in circa l’80% delle sinapsi, risparmiando quelle più grandi, a cui sono associate le memorie più stabili, che conviene mantenere inalterate. In altre parole, durante il sonno si “crea spazio” nel cervello per poter immagazzinare nuove informazioni.

Il risultato di questo studio sottolinea come gran parte delle sinapsi del cervello subisce un grande cambiamento nelle dimensioni in poche ore di veglia e di sonno.

Estrapolando i dati dai topi agli esseri umani, questo implica che ogni notte migliaia di miliardi di sinapsi nella nostra corteccia cerebrale si assottigliano di circa il 20%, così da essere pronte a ricevere una nuova ondata di informazioni nuove e utili ogni giorno.

2021-06-08T09:04:47+02:00 22 Marzo 2018|Categories: Salute|0 Commenti