Il glucosio fa male e il fruttosio bene? Sveliamo i falsi miti

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Il glucosio fa male e il fruttosio bene? Sveliamo i falsi miti

  • glucosio e fruttosio

Quali sono le differenze tra glucosio e fruttosio? Come inserire gli zuccheri in una sana e corretta alimentazione? Tutte le risposte

Glucosio e fruttosio sono zuccheri semplici, monosaccaridi con la stessa formula bruta. Questo vuol dire che hanno lo stesso numero e lo stesso tipo di atomi: sono entrambi formati da 6 molecole di carbonio, 12 di idrogeno e 6 di ossigeno.

Qual è la differenza fra glucosio e fruttosio?

Cambia la conformazione che assumono, che è spazialmente diversa. Questo comporta delle differenze a livello di assorbimento e di metabolismo. Non possiamo dire che glucosio o fruttosio facciano più o meno bene, l’uno rispetto all’altro: piuttosto possiamo conoscerne le caratteristiche e seguire le indicazioni mediche in merito a quanti zuccheri, in generale, è corretto assumere nella propria dieta.

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Glucosio e fruttosio, a cosa servono?

Gli zuccheri servono a dare energia al corpo. Si tratta della fonte di energia prediletta dall’organismo, che non dovrebbe mai essere eliminata in una dieta bilanciata. Infatti, se eliminiamo i carboidrati dalla dieta succede che l’organismo, privato dell’energia che forniscono, va a ricercarla in altri nutrienti non principalmente indirizzati a questo scopo, ad esempio le proteine, che – in assenza di carboidrati nella dieta – vengono trasformate dall’organismo in glucosio. Un altro caso simile è quello della formazione dei corpi chetonici, da parte in questo caso dei grassi.
Quelli appena citati sono tutti meccanismi secondari: il corpo ha bisogno dello zucchero e questo non va eliminato dall’alimentazione. In natura, sono presenti diversi monosaccaridi, come glucosio, fruttosio e galattosio, utilizzati in maniera diversa dall’organismo.

Si può sostituire il glucosio con il fruttosio?

Negli anni Novanta si è cominciato a parlare di fruttosio per la sua caratteristica di non stimolare il rilascio di insulina. La si associava all’effetto benefico che porterebbe a non ingrassare. Successivamente si è visto che, al contrario, l’eccesso di fruttosio può essere controproducente. Succede che il fegato non riesce più a sintetizzare glicogeno e comincia a trasformare l’eccesso di fruttosio in trigliceridi, per cui la conseguenza è che un eccesso alla lunga può portare a steatosi epatica non alcolica (fegato grasso) e rischio di diabete.

Altre caratteristiche del fruttosio:

  • È una sostanza più instabile nel sangue rispetto al glucosio. Si attacca più facilmente alle proteine portando alla formazione degli AGE (corpi di glicazione) con la probabile perdita di funzionalità di alcuni tessuti o organi nell’organismo.
  • Non stimolando il rilascio di insulina non vengono attivati quei circuiti che inducono al senso di sazietà.
  • Può dare problemi ai soggetti con disturbi del colon irritabile. Il nostro intestino non può assorbire oltre i 30 g di fruttosio. Questo comporta il passaggio di fruttosio nel colon, con la formazione di batteri che causano aerofagia, diarrea, eccetera.

Fatte queste premesse, non bisogna pensare che il fruttosio presente in natura sia dannoso. Il fruttosio è contenuto per esempio nella frutta: mangiare 2-3 frutti al giorno, la quantità indicata da linee guida, non crea alcun disagio all’organismo.

I problemi possono invece essere procurati dal consumo di prodotti industriali, in particolare gli sciroppi, modificati in larga parte. Il fruttosio contenuto nelle bevande modificate zuccherate, arriva immediatamente nell’organismo e quindi al fegato. A causa dell’eccesso di fruttosio, il fegato comincia a creare trigliceridi, con il rischio delle patologie già citate: steatosi epatica non alcolica e diabete.

Buone abitudini alimentari: ridurre l’apporto di zuccheri

Fondamentalmente a essere dannose sono le abitudini legate a un’alimentazione poco equilibrata, portatrici di rischi per la salute. Non è importante sostituire uno zucchero con un altro. È invece essenziale limitare in generale l’uso dello zucchero in cucina, sia per diminuire l’eccesso di zuccheri semplici, ma anche per educare il palato ai sapori meno dolci. Un esempio concreto: dovremmo consumare le bevande come tè e tisane senza aggiungere zucchero né miele né altri dolcificanti. Questi ultimi andrebbero evitati anche perché si tratta di sostanze che non vengono assorbite bene dall’intestino. Arrivano al colon e cominciano a essere fermentate da batteri, con il rischio di creare squilibri a livello della microflora intestinale.

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2021-06-01T15:09:41+02:00 1 Giugno 2021|Categories: Benessere|0 Commenti