Tatuaggi e rischi: un equilibrio tra moda, passione e sicurezza

//Tatuaggi e rischi: un equilibrio tra moda, passione e sicurezza

Tatuaggi e rischi: un equilibrio tra moda, passione e sicurezza

  • tatuaggi rischi

Tossicità degli inchiostri, infezioni, melanoma: la pratica del tatuaggio, sempre più diffusa, nasconde anche molti rischi. Che si possono evitare scegliendo con attenzione dove farlo e seguendo alcuni consigli per tutelare la salute

Il tatuaggio è un fenomeno in crescita: lo dimostrano i dati e lo dimostrano i social, dove le immagini di opere d’arte sulla pelle proliferano in ogni ambito. Solo in Italia la richiesta è aumentata del 60% negli ultimi anni e, secondo l’Istituto superiore di sanità, ci sono 7 milioni di tatuati, ovvero il 13% della popolazione dai 12 anni in su, tanto che l’Istat ha dovuto aggiungere la voce “tatuaggi” nel suo sistema di riferimento per la raccolta dei dati.

Il giro d’affari vale circa 100 milioni di euro, per un totale di circa 30 mila aziende che lavorano in totale sicurezza. Nel nostro Paese esiste però un problema di abusivismo: sono circa 20 mila le persone che si improvvisano tatuatori e che possono, potenzialmente, creare danni. 

Ma quali sono i risvolti di tipo medico da conoscere quando si decide di cedere al fascino del tatuaggio? Trattandosi di una pratica che coinvolge la pelle e la salute delle persone non è esente da conseguenze e può essere utile informarsi per conoscere tutti i potenziali risvolti negativi. Dalle possibili infezioni alle allergie: ricapitoliamo tutto quello che c’è da sapere su tatuaggi e rischi potenziali.

Prenota una visita specialistica

Tatuaggi, i rischi per la salute

Fra i rischi per la salute, quello infettivo è di fatto ridotto nei centri autorizzati, dove le condizioni igieniche sono controllate; ma, nonostante ciò, altre complicanze possono rendere l’esperienza del tatuaggio sgradevole e negativa.

Le reazioni da ipersensibilità ai disegni sulla pelle non sono prevedibili e non ci sono test diagnostici predittivi.

Non mancano gli allarmismi, che trovano più o meno fondamenti nella letteratura scientifica. Negli scorsi anni, ad esempio, uno studio condotta dall’Università di Regensburg, in Germania, ha rivelato che tra i 14 pigmenti di nero più usati ce ne sarebbero alcuni tossici, in grado di danneggiare le cellule del nostro corpo.

Il problema principale è la regolamentazione quasi assente per quanto concerne gli inchiostri. In Europa, così come negli USA, questi rientrano tra i prodotti generici utilizzati dall’industria chimica per la produzione, ad esempio, di tessuti o materiali in plastica. Questo significa che in alcuni casi non si tratta di prodotti specificatamente prodotti per i tatuaggi, che presentano in generale un basso grado di purezza.

L’attenzione quindi deve spostarsi sui prodotti usati, più che sulla pratica: non è infatti il tatuaggio in sé a rappresentare un pericolo (se fatto in centri specializzati), bensì l’utilizzo di prodotti di scarsa qualità. Le micro-particelle di colore, infatti, secondo recenti studi, se iniettate nel derma potrebbero arrivare ai linfonodi. Non si è ancora capito, tuttavia, se dai linfonodi questi vengano trasportati anche verso altri organi, ma sono in corso approfondimenti sull’argomento.

Gli inchiostri utilizzati negli studi specializzati, inoltre, conterebbero numerosi idrocarburi, metalli e ftalati, ritenuti cancerogeni e molto pericolosi per il sistema endocrino.

Sotto accusa non ci sarebbero però solo gli inchiostri dedicati a questa pratica, ma anche alcuni componenti di cosmetici e prodotti solari, vista la capacità del nostro corpo di assorbire le sostanze esterne. Tutto questo a conferma del fatto che la qualità di quello che spalmiamo o iniettiamo nel derma è fondamentale per la nostra salute.

Come capire se un tatuaggio fa infezione?

Ma tornando al tatuaggio, la paura più comune è quella di contrarre qualche malattia. Si parla di agenti infettivi frequentemente coinvolti come epatite C, epatite B, HIV, stafilococco aureo, streptococco e micobatteri non tubercolari, proprio a causa dell’utilizzo di strumenti che incidono la pelle e possono infettare il sangue.

Come comportarsi quindi? E come riconoscere quando un tatuaggio fa infezione?

Immediatamente dopo la realizzazione del tatuaggio è comune presentare irritazione e arrossamenti della pelle, così come un leggero gonfiore nell’area interessata. Se tuttavia alcuni di queste sensazioni peggiorano dopo 2-3 giorni è possibile che questi abbia fatto infezione.

In particolare, sono diversi i sintomi di un tatuaggio infetto.

  • Gonfiore
  • Eccessivo rossore a distanza di diversi giorni dalla realizzazione
  • Prurito
  • Febbre
  • Secrezione di pus

Quando i tatuaggi sono sconsigliati

Ci sono diverse situazioni per le quali un tatuaggio non è la scelta più adatta, soprattutto in presenza di patologie, anche lievi.

Bisogna infatti parlarne col proprio medico se in passato si è verificata una situazione allergica per un precedente tatuaggio, per la reazione ad un pigmento o se si ha una pelle particolarmente sensibile.

Sono sconsigliati anche a chi ha storia familiare di melanomi ed è quindi portato geneticamente ad essere più esposto a questo tipo di rischio.

Altro elemento importante da indagare sono i nei (dispalstici) o una storia clinica di immunodeficienza (come leucemia ed HIV). Non fanno eccezione le persone a rischio cardiopatico o quelle che presentano disordini ematologici come l’emofilia.

Ovviamente è fortemente sconsigliato realizzare un tattoo in caso di gravidanza ed allattamento per non far correre rischi alla mamma e al bambino.

Tatuaggi, come evitare rischi

Nonostante questo, anche gli individui in perfetta salute devono scegliere con attenzione. Prediligendo gli studi riconosciuti e che si attengono alle regole d’igiene di base. Innanzitutto il tatuatore deve utilizzare i guanti e lavarsi frequentemente le mani. Un capitolo importante, però, è anche quello dei tempi e delle modalità di realizzazione del tatuaggio e di utilizzo dei materiali.

  • La carica batterica prolifera all’interno dei guanti, è necessario utilizzare quelli monouso (non devono essere mai lavati e riutilizzati e devono essere cambiati in caso di rottura) vanno sostituiti ogni volta che il tatuatore si sposta dall’area di lavoro;
  • Le condizioni igienico-sanitarie devono essere rigorose per limitare al massimo il rischio di infezioni: le mani e le superfici devono essere lavate con detergente antisettico per evitare contaminazioni, gli aghi utilizzati devono essere rigorosamente monouso e sigillato prima di iniziare e gli strumenti lavati in primis e sterilizzati poi;
  • Un ulteriore capitolo è quello degli “amatori”: ci sono infatti persone che pensano di poter tatuare senza nessun brevetto e direttamente a casa propria. Questa pratica ovviamente è rischiosissima per le infezioni cutanee e la trasmissione di virus e malattie come l’epatite c o l’HIV.

Grazie però all’aumento dell’interesse verso la pratica, stiamo assistendo ad un cambio di direzione. Il tatuaggio non è più solo una questione estetica ma deve essere ripensato come una vera e propria procedura medica. Il luogo in cui viene realizzato, infatti, dovrebbe essere il più possibile simile ad uno studio medico, soprattutto in termini di igiene e sterilizzazione.

Riflettere è quindi la parola d’ordine.non solo perché un tatuaggio può avere conseguenze in termini di salute, ma anche in termini estetici: un brutto tatuaggio è per sempre (o quasi). I laser di ultima generazione promettono di non lasciarne traccia sulla pelle, ma attenzione, anche questi prevedono reazioni dolorose o conseguenze e di sicuro non cancellano i ricordi.

2021-06-18T15:49:45+02:00 18 Giugno 2021|Categories: Salute|0 Commenti