Quanto costa la sanità in Italia davvero

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Quanto costa la sanità in Italia davvero

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Come funziona il Sistema sanitario nazionale e quanto spende il nostro Paese in proporzione al prodotto interno lordo rispetto agli altri Paesi in Europa.

L’Italia è uno dei Paesi europei che spende meno in sanità e tra i pochi ad aver tagliato le risorse destinate a questo settore negli anni della crisi economica.

La forbice con gli altri grandi Paesi industrializzati si è allargata progressivamente negli ultimi anni, ma nonostante questo, il nostro sistema sanitario, secondo l’Organizzazione mondiale della sanità, resta uno dei migliori per qualità, accessibilità e costi.

Vediamo allora quanto si spende in sanità nel nostro Paese, come funziona il sistema sanitario e quali sono le regioni più virtuose da questo punto di vista.

Quanto si spende per la sanità in Italia

L’Italia, secondo gli ultimi dati Ocse, fa registrare una spesa pro-capite in sanità pari a 2.473 euro. Si tratta di una cifra decisamente inferiore a Paesi come Francia e Germania che si attestano rispettivamente sui 3644 euro e i 4504 euro pro-capite. Le spesa sanitaria pro-capite dell’Italia è inferiore alla media Ocse (2473 contro 2572 euro). Stando al report 2020 elaborato dall’organizzazione intergovernativa, il nostro Paese sarebbe uno dei peggiori in Europa per quanto riguarda questo indicatore.

Il gap con il resto del Vecchio Continente può essere spiegato anche con i tagli alla sanità effettuati negli anni della crisi economica, tra il 2008 e il 2013. Il nostro Paese, infatti, è stato tra i pochi ad adottare una strategia restrittiva in ambito sanitario per imboccare la via della ripresa.

Tra pubblico e privato, la spesa sanitaria in Italia occupa una quota dell’8,7% del Pil. Lo Stato contribuisce per il 6,4%, mentre la spesa sanitaria privata ammonta al 2,2%. Rispetto alla media europea (8,3%), facciamo registrare un +0,4%, anche se la distanza con gli altri Paesi industrializzati resta significativa. In Germania, ad esempio, la sanità occupa l’11,7% del Pil, mentre in Francia ammonta al 9,4%.

Dove funziona meglio la sanità in Italia

L’Indice di Performance Sanitaria (IPS), elaborato dall’Istituto Demoskopika, ha incoronato per il 2020 l’Emilia Romagna come miglior sistema sanitario del nostro Paese. Si basa su otto indicatori che valutano, tra le altre cose, la soddisfazione degli utenti per i servizi sanitari, la democrazia sanitaria, la speranza di vita e il disagio economico, inteso come la difficoltà nel sostenere le spese per le cure.

L’IPS ha valutato anche la mobilità attiva e quella passiva, ovvero il numero di pazienti che arrivano da fuori regione per curarsi e quelli che, invece, decidono di usufruire dei servizi sanitari fuori dalla località di residenza. Per entrambi gli indicatori, l’Emilia Romagna si posiziona ai primi posti, seconda solo alla Lombardia per quanto riguarda la mobilità attiva e con una delle più basse percentuali in Italia in termini di ricoveri fuori regione dei residenti su ricoveri totali.

Oltre all’Emilia Romagna in testa alla classifica, i punteggi migliori sono stati realizzati dal Trentino Aldo Adige e il Veneto che chiude il podio al terzo posto. Tra le peggiori, invece, ci sono la Campania, la Calabria e la Sicilia.

Chi paga il sistema sanitario italiano

Il Sistema sanitario nazionale italiano è stato istituito nel 1978 e si basa su tre principi:

  • universalità delle prestazioni sanitarie
  • uguaglianza (accesso alle cure senza alcuna discriminazione)
  • equità (parità di accesso a parità di condizioni di salute)

I cittadini devono sostenere il sistema sanitario attraverso la fiscalità generale (in proporzione al proprio reddito) e con il pagamento dei ticket relativi alle prestazioni sanitarie da parte di chi non ha diritto all’esenzione.

Il ticket è stato introdotto nel 1982 ed è dovuto nei seguenti casi:

L’esenzione, invece, è riconosciuta a chi ha particolari condizioni economico o sociali, in presenza di determinate patologie, stato di invalidità o gravidanza.

In generale, il sistema sanitario italiano garantisce una copertura universale in gran parte gratuita, con copertura totale a beneficio di specifiche categorie come quella delle persone affette da patologie croniche.

Chi gestisce la sanità in Italia

L’amministrazione, il controllo e la distribuzione del budget per la spesa sanitaria sono controllati dal governo in Italia. È compito dell’esecutivo anche definire i benefici nazionali garantiti ai cittadini, residenti stranieri compresi. Le regioni, invece, hanno il compito di organizzare, pianificare e fornire i servizi sanitari con il supporto delle autorità sanitarie locali.

Il Servizio sanitario nazionale beneficia di risorse stabilite ogni anno attraverso una legge di Stato. Queste risorse sono garantite dalle entrate sanitarie (ticket e ricavi di attività intramoenia), dallo Stato stesso e dalla fiscalità regionale (componente finanziamento sanità Irap e addizionale Irpef).

Un discorso a parte è quello che riguarda le Regioni a statuto speciale e le province autonome di Trento e Bolzano, che concorrono alla spesa sanitaria per tutto il fabbisogno non coperto da entrate sanitarie e fiscalità. Fa eccezione la Sicilia, dove la quota non deve superare il 49,11% del totale del fabbisogno sanitario regionale.

2021-07-02T11:45:56+02:00 29 Luglio 2018|Categories: Salute|0 Commenti