HPV, sul vaccino ancora troppo diffidenza

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HPV, sul vaccino ancora troppo diffidenza

Il vaccino contro l’HPV (papilloma virus) ha ottenuto straordinari risultati nella prevenzione del tumore al collo dell’utero. Eppure non è uno strumento abbastanza conosciuto. E del quale ancora in troppi non si fidano.

Da ormai 10 anni è disponibile un vaccino contro il Papillomavirus, sono state distribuite circa 200 milioni di dosi e numerosi dati scientifici dimostrano l’inconfutabile successo di questa grande operazione di salute pubblica soprattutto nella prevenzione del tumore al collo dell’utero.

Nonostante ciò esiste ancora una certa diffidenza in Italia circa la vaccinazione anti HPV, spesso legata a scarsa o cattiva informazione. Il Censis ha recentemente pubblicato un rapporto sui livelli di conoscenza, le fonti di informazione e gli atteggiamenti dei genitori italiani sul Papillomavirus e la vaccinazione anti-HPV a sei anni di distanza dal precedente studio. I risultati non sono del tutto soddisfacenti, mostrandoci quanto ancora siano limitate la consapevolezza e la diffusione delle conoscenze.

Vediamo qualche numero nel dettaglio: l’87,4% dei genitori (91,6% delle donne) sa che l’HPV si associa al tumore al collo dell’utero, ma solo il 47,2% è a conoscenza del fatto che può causare anche altri tumori che riguardano anche l’uomo. Addirittura il 36,6% dei genitori è convinto che si tratti di un virus che colpisce solo le donne. Tutto ciò si traduce in un’adesione al programma vaccinale minore rispetto alle aspettative: solo un terzo delle famiglie ha vaccinato il figlio contro l’HPV, in particolare il 56,6% ha dichiarato di aver vaccinato le proprie figlie, il 7,3 i propri figli (dato coerente con il fatto che l’estensione del vaccino ai maschi sia di recentissima introduzione).

Interessante a tal proposito la riflessione circa la provenienza delle informazioni per le famiglie che si apprestano a compiere un passo importante come la vaccinazione. Il 44,2% dei genitori si è informato sull’HPV attraverso i media tradizionali, il 39,1% è stato informato dal medico, il 30,7% si è informato sul web, il 26,2% per mezzo della rete familiare e amicale, il 21,8% attraverso il servizio vaccinale delle Asl.

Da non sottovalutare la considerazione che le famiglie intervistate esprimono nei confronti dell’informazione disponibile sul Papillomavirus e la vaccinazione: quasi la metà dei genitori afferma che le informazioni che circolano al riguardo sono poche e poco chiare (48,9%), mentre il 32,5% pensa che circolino molte informazioni ma confuse e contraddittorie.

A questo punto diventa prioritario comprendere cosa freni le famiglie davanti alla possibilità di un vaccino sicuro ed efficace contro un’infezione diffusa e problematica come quella da HPV. Vi è una buona parte di popolazione che esprime diffidenza circa le vaccinazioni in generale, sulla scia delle correnti antivacciniste di cui tanto si è parlato negli ultimi tempi, addirittura al 34,4% delle mamme di femmine la vaccinazione è stata espressamente sconsigliata (anche dagli stessi professionisti della sanità). Il 17,8% non si fida del vaccino perché ha sentito dire che può provocare effetti collaterali, il 21% sostiene di non essere interessato poiché la vaccinazione non elimina la necessità di ricorrere al Pap test. Un ulteriore ostacolo sono i condizionamenti culturali che nel 19,7% dei casi portano a ritenere che non sia il caso di vaccinare una ragazza o un ragazzo per una malattia sessualmente trasmissibile perché ancora troppo giovani.

Tra i vari interventi che potrebbero essere presi in considerazione vi è sicuramente il coinvolgimento attivo nelle scuole, laddove può essere diffusa l’informazione con i mezzi e i tempi necessari, sensibilizzando ragazzi e famiglie. A Milano un esempio di tale interazione si è svolto grazie al Centro vaccinale HPV presso il Servizio di patologia del tratto genitale inferiore dell’Ospedale dei Bambini V. Buzzi di Milano che ha organizzato degli incontri con le famiglie (aperti al pubblico) presso una scuola superiore (IIS Lagrange) diffondendo materiale informativo in diverse lingue: italiano, cinese, spagnolo, portoghese, inglese e francese.

Insomma, c’è ancora tanto da fare per portare le persone a comprendere le potenzialità di questo vaccino. Di sicuro dai dati del Censis emerge la grande importanza della chiarezza e semplicità delle informazioni, che dovrebbero essere veicolate sia dai media che dai professionisti della salute in poche occasioni selezionate (incontri a scuola, professionisti della salute, servizi dedicati) ma di alta qualità e in accordo con la letteratura scientifica.

Nell’ambulatorio vaccini del Centro Medico Santagostino offriamo la vaccinazione contro l’HPV con due diversi tipi di vaccino, quello che copre da ben nove ceppi di infezione e quello che copre dalle 2 più diffuse.

2021-07-12T17:05:38+02:00 11 Maggio 2017|Categories: Donna|1 Commento

Un commento

  1. Emanuela 8 Giugno 2017 al 17:27

    Io credo che i costi siano ancora troppo alti, soprattutto per un vaccino la cui efficacia è “garantita” solo per 5 anni… anche se probabilmente durerà molto di più. Ad esempio, per una ragazza che non ha potuto beneficiare della vaccinazione gratuita perché nata prima del 1996 sono richieste 3 dosi, il cui costo – da vostra documentazione – oscilla tra i 150 e i 200 euro a dose. Questo potrebbe spiegare molte cose, soprattutto per le famiglie numerose o in difficoltà economiche… Risparmiare sul vaccino non è una scelta saggia, ma comunque è comprensibile!

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