La dipendenza da videogiochi: come affrontarla

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La dipendenza da videogiochi: come affrontarla

Con l'aiuto della Psicoterapeuta Coordinatrice del Servizio Adolescenti al Santagostino, Alessia Bajoni, proviamo ad approfondire un problema estremamente complesso e delicato

La dipendenza da videogiochi in adolescenza è complessa, va compresa e capita. Sono 300.000 solo in Italia i ragazzi che passano anche 80 ore alla settimana davanti a video games di vario genere e tipologia. Si tratta di un legame emotivo e psicologico forte che, in alcuni casi, sfocia in una vera e propria dipendenza simile alla ludopatia o alla dipendenza da sostanze.

Negli ultimi due anni, in seguito ai lockdown e alle limitazioni alla vita sociale, i giovani hanno amplificato l’investimento nel mondo virtuale, dedicando tempo e pensieri alla rete e, in particolare, ai videogiochi.

Demonizzare i videogiochi e incolpare il tempo che ogni ragazzo in fase adolescenziale vi dedica sarebbe un errore e non consentirebbe agli adulti, agli insegnanti, ai genitori e agli stessi psicoterapeuti di cogliere delle dimensioni importanti psicologiche che il giovane mette in campo in quel mondo. Il videogioco diventa un vero e proprio laboratorio sperimentale di sè e delle relazioni con l’altro, sostituendo nei casi di vero e proprio ritiro sociale (o di dipendenza), la palestra che il mondo relazionale reale dovrebbe svolgere.

Si sfugge nel mondo virtuale perché il mondo reale, quello della relazione emotiva (e in fase adolescenziale sessualmente anche connotata) sembra bandito e inaccessibile, spaventa, terrorizza, minaccia, blocca. Il videogioco paradossalmente continua a tenere viva virtualmente le capacità di coping, di pensiero e le capacità relazionali e trasformative del giovane, che altrimenti risulterebbero bloccate con conseguenze importanti come depressioni gravi e in alcuni casi il suicidio.

Conoscere i videogiochi oggi giorno vuol dire conoscere e darsi la possibilità di entrare nel mondo dei giovani.

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Il mondo dei videogiochi

Il rapporto di gioco consente di creare relazioni con altri ‘amici e giocatori’.

Negli MMORPG (acronimo di Massively Multiplayer Online Role-Playing Game, Gioco di ruolo multigiocatore in rete di massa), ad esempio, migliaia di giocatori possono interagire tra di loro, interpretando personaggi caratterizzati in maniera soggettiva, che evolvono. In questi giochi i partecipanti si sfidano, mettono in atto dei conflitti e sperimentano la vittoria e la sconfitta, attribuendo ai personaggi qualità e capacità che magari nella vita reale fanno fatica a riconoscersi.

In altri giochi (come Fortnite e World of Warcraft) il meccanismo che agisce è quello della community, all’interno della quale si assume uno status sulla base della forza. È indubbio che tali processi innescano una tendenza a ripetere il gioco in maniera continuativa e quindi a instaurare una ‘dipendenza’ finché non si raggiunge l’obiettivo o lo status ideale.

Altri giochi favoriscono il ritorno al gioco attraverso un sistema di ‘daily login’ (come Gasha Game, Genshin Impact) che offre ogni giorno nuovi premi e nuovi sfide. Anche i giochi di “pensiero” (sudoku, Scacchi) creano dipendenza basata sulla sfida dei concorrenti online e sul meccanismo della rivincita.

Da alcuni articoli emerge come i giovani durante i lockdown avrebbero aumentato del 75% l’utilizzo dei giochi online dall’inizio della quarantena (Pantling: 2020), con solo in Italia un incremento del 70% del traffico internet dovuto al gioco Fortnite (Lepido e Rolander: 2020), individuando tra le motivazioni il bisogno di contenere e gestire lo stress e l’ansia e le paure.

Quali sono i sintomi che indicano dipendenza da videogiochi?

La dipendenza da videogioco è stata inserita nell’ultima versione del DSM-5 (Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali) come ‘internet gaming disorder’ ed è caratterizzata da:

  1. Forte preoccupazione a riguardo del gioco (salienza cognitiva)
  2. Comportamenti di isolamento quando il gioco non è possibile
  3. Tolleranza (bisogno di aumentare il tempo di gioco per sperimentare soddisfazione)
  4. Tentativi infruttuosi di controllare/ridurre l’uso
  5. Perdita di interesse per altri hobbies o attività (salienza comportamentale)
  6. Uso eccessivo nonostante la consapevolezza che sussista un problema
  7. Menzogne a riguardo del tempo trascorso giocando
  8. Uso del gioco per sedare/regolare/ridurre un vissuto emotivo spiacevole
  9. Perdita o compromissione di relazioni interpersonali rilevanti; compromissione del rendimento scolastico o lavorativo a causa del gioco

L’osservazione clinica principale sta proprio nella capacità del giovane di tenere insieme la sua passione per il videogioco con altri aspetti della propria vita (scuola, famiglia, relazioni sociali). Quando non ci riesce più, vi è un progressivo isolamento nella propria stanza e una limitazione dei pensieri al videogioco. Spiegare una dipendenza e il crearsi di una dipendenza vuole dire individuare molteplici cause che interagiscono tra loro. Spesso sono giovani che avevano già una depressione latente, alle volte a causa di problematiche familiari o di un loro sentirsi profondamente ‘inadeguati’.

Parlare e individuare dei criteri diagnostici della dipendenza vuol dire capire quando è il momento di chiedere aiuto a dei professionisti ‘non per spegnere il videogioco’, ma per riaccendere il giovane e la vita intorno a lui.

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Quanto tempo si può giocare ai videogiochi?

Durante l’adolescenza è importante che i genitori si sintonizzino con i propri figli e il loro bisogno di costruirsi un’identità separata da loro anche attraverso il mondo virtuale poiché di fatto i bambini e i ragazzi di oggi sono dei ‘nativi digitali’. È importante che i genitori provino a capire ed entrare in quel mondo.

Questo dialogo, che alle volte diventa mediazione e patteggiamento dei tempi con il giovane, è fondamentale anche per aiutare il figlio a sviluppare e mantenere un pensiero critico rispetto al videogioco. L’obiettivo è indurlo a riflettere su cosa mette in gioco di sé nel videogame, mantenendo un distacco tra sé e quello che vede. Attraverso questo canale di comunicazione, il tempo dedicato al videogioco non sarà più un’esagerazione, a patto però che si riescano a mantenere i propri impegni e la propria vita.

Quali sono le principali conseguenze di un abuso di videogiochi?

L’uso eccessivo dei videogiochi tende a rendere i ragazzi più isolati. Riduce, inoltre, i rapporti personali e sociali, creando un appiattimento di stimoli e attività, che in molti casi porta a:

Per questo motivo, molti giovani che abusano di videogiochi incontrano difficoltà scolastiche o difficoltà nell’inserirsi nel mondo del lavoro. Alcuni giovani riferiscono problematiche anche fisiche come:

Alcuni recenti studi hanno evidenziato come l’uso/abuso dei videogames influenzi le aree del nostro cervello:

  • sviluppano e migliorano le aree dedicate all’attenzione selettiva e alle abilità visuo-spaziali (ippocampo destro)
  • cambiano il sistema di ricompensa neurale (che è alla base del comportamento dipendente)
  • incrementano il livello di dopamina presenti nei circuiti neuronali, che un adolescente (non avendo una piena maturazione cerebrale) può far fatica a regolare

Come si può trattare una dipendenza da videogiochi?

È fondamentale, non appena si riconoscono i segnali di una dipendenza nel proprio figlio o in sé stessi chiedere aiuto a dei professionisti esperti di adolescenza e di dipendenza, rivolgendosi a Centri specializzati in cui sia presente un gruppo di professionisti competenti di questa area, che lavora in maniera integrata (come il Servizio Adolescenti del Santagostino). Come per altre dipendenze (dal gioco, dalle sostanze, dal cibo) è necessario una ‘presa in carico multipla’ del giovane che preveda:

  • una psicoterapia mirata al recupero di sé e di una vita più piena
  • farmacoterapia che lo aiuti a intervenire su eventuali aspetti depressivi e sulle difficoltà a dormire
  • eventuali interventi educativi volti a far uscire gradualmente il giovane dalla sua stanza reinserendolo nel mondo della scuola o del lavoro

In tutto questo percorso, è fondamentale che anche i genitori e i familiari siano sostenuti e accompagnati nelle varie fasi del percorso. L’obiettivo è aiutarli a sintonizzarsi e capire i motivi della dipendenza e a intervenire per sostenere il proprio figlio nel percorso di guarigione.

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2022-11-15T18:53:57+01:00 15 Novembre 2022|Categories: Famiglia|0 Commenti