Alzheimer, alcune proteine tossiche le probabili cause della patologia

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Alzheimer, alcune proteine tossiche le probabili cause della patologia

La scoperta si deve al gruppo di ricerca dell’università australiana Curtin di Perth guidato dal professor John Mamo. I risultati dello studio potrebbero aprire la strada a nuove strategie di prevenzione e trattamento del morbo

Alcune proteine tossiche trasportate dal sangue nel cervello potrebbero essere responsabili del morbo di Alzheimer. La scoperta arriva da un nuovo studio dell’Università Curtin di Perth pubblicato sulla rivista Plos Biology. Grazie ai risultati ottenuti dal team di ricerca guidato dal direttore del Curtin Health Innovation Research Institute, John Mamo, nuove strade potrebbero aprirsi sul fronte dalla prevenzione e del trattamento di questa patologia neurodegenerativa.

Il punto di partenza della ricerca

I ricercatori australiani sono partiti da una caratteristica già nota che accomuna i pazienti affetti da Alzheimer. La peculiarità distintiva del morbo è, infatti, l’accumulo nel cervello di proteine tossiche chiamate beta-amiloidi. Il problema è che fino ad oggi non si conosceva la modalità con la quale queste si depositassero nel cervello e dove avessero origine.

I risultati pioneristici

I risultati dello studio hanno evidenziato che le proteine tossiche sarebbero trasportate nel cervello dalle lipoproteine, particelle portatrici di grasso nel flusso sanguigno. «Il percorso dal sangue al cervello – ha sottolineato Mamo – è significativo in quanto sarà possibile controllare la concentrazione ematica di lipoproteine amiloidi al fine di prevenire la loro dispersione».

Grazie a questi risultati «si apre la strada – ha proseguito Mamo – a nuovi potenziali trattamenti per prevenire il morbo di Alzheimer e la perdita di memoria». Lo studio, infatti, ha dimostrato che l’accumulo di proteine tossiche nel sangue potrebbe essere contrastato con l’alimentazione o attraverso farmaci specifici. Questi potrebbero essere indirizzati direttamente alle lipoproteine amiloidi allo scopo di rallentare la progressione della patologia.

I numeri dell’Alzheimer in Italia

Secondo gli ultimi dati diffusi dall’Istat, si stima che le persone over 65 che vivono in famiglia e sono colpite da demenza senile o Alzheimer sarebbero circa 600 mila. Dal computo sono stati esclusi gli anziani che vivono all’interno di istituti. Complessivamente, la percentuale di anziani che soffre di queste patologie neurodegenerative si attesterebbe sul 4,2%. L’incidenza è maggiore tra le donne (5,1%) rispetto agli uomini (3%). La prevalenza cresce se si considerano solo gli ultra ottantacinquenni (15,4% delle donne e 14% degli uomini). Il decadimento delle funzioni cognitive rappresenta anche un grave problema di natura sociale. Ogni malato di Alzheimer, infatti, comporta un carico di assistenza particolarmente oneroso anche per i familiari, conviventi e, in generale, per i caregivers.

Foto di Sabine van Erp da Pixabay

2021-09-24T17:41:11+02:00 24 Settembre 2021|Categories: Salute|0 Commenti