Caffeina, gli eccessi fanno male alla salute

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Caffeina, gli eccessi fanno male alla salute

Quali sono i rischi di un sovradosaggio di caffeina, soprattutto tra gli adolescenti che la assumono attraverso gli “energy drink”? Lo abbiamo chiesto al cardiologo

La caffeina (un prodotto vegetale classificato come alcaloide) è entrata da tempo a far parte della nostra dieta, con coltivazioni di caffè in Etiopia circa mille anni fa e l’introduzione in Europa nel XVII secolo e la sua assunzione è considerata da milioni di persone come un efficace e privo di rischi rimedio a stanchezza, debolezza e difficoltà di concentrazione. Ma le cose stanno veramente così? E soprattutto, quanta caffeina possiamo assumere quotidianamente per non subirne gli effetti collaterali (o danni da sovradosaggio)?
Le ricerche più recenti danno come limite di sicurezza, in soggetti sani ed adulti, quello di 400 microgrammi di caffeina per giorno (dati della European Food Safety Authority-EFSA). Per intenderci, l’equivalente di 4 tazzine di caffè, dieci (!) lattine di Coca Cola, o due lattine dei cosiddetti “energy drink”. Ma livelli anche solo di 100 microgrammi, se assunti a breve distanza del sonno, possono avere effetti dannosi (il picco nel sangue di caffeina di ha tra i 30 ed i 120 minuti dall’assunzione della stessa).
Questo escludendo il concomitante consumo di alcolici (nel qual caso la soglia di caffeina consigliata diminuisce, ma non esistono veri e propri dati scientifici).

Per non parlare dei bambini e degli adolescenti, in cui la caffeina va sconsigliata. Perlomeno non si dovrebbero superare i 3 microgrammi per ogni chilo di peso corporeo al giorno. Gli adolescenti e i giovanissimi la assumono soprattutto attraverso gli “energy drink”, esponendosi, in caso di sovradosaggio, a una serie di effetti collaterali, effetti che nel loro caso si possono presentare anche con  valori ben al di sotto del limite per gli adulti:

– cefalea
– insonnia
– nervosismo/irritabilità
– poliuria (aumentato volume delle urine)
– tachicardia
– tremori muscolari


Gli effetti negativi della caffeina si correlano non solo all’età, ma anche alla massa corporea, all’abitudine o meno al suo consumo, alla concomitanza di malattie psichiatriche o stati d’ansia, all’uso di farmaci (teofillina, echinacea, derivati dell’efedrina), predisposizione genetica (con metabolismo più o meno accelerato).

Tutto questo con interferenze importanti sul ciclo sonno-veglia, elemento fondamentale nella regolazione di tutte le attività quotidiane e delle prestazioni, sia fisiche che mentali. Spesso infatti ci si trova a dare origine a un circolo vizioso: per vari motivi (lavoro, stress, viaggio), si dorme meno, con conseguente maggior stanchezza, cui si tenta di ovviare con introito di caffeina. Peggiorando ulteriormente le cose: si prende sonno più tardi, ci si sveglia più stanchi. Si assume quindi più caffeina.

Certo se la caffeina può alterare il ciclo sonno-veglia, non è un fattore di rischio per tumori né limitare la fertilità.

Per quanto riguarda la gravidanza, la European Food Safety Authority (EFSA) raccomanda di ridurre il consumo di caffeina al di sotto di 200 microgrammi al giorno, non essendo certo disponibili prove in merito a un effetto dannoso di questo eccitante sul feto o peggiorativo dei sintomi della gravidanza. Un possibile effetto protettivo della caffeina nei confronti del diabete gestazionale è stato supposto ma mai dimostrato.  Anche per quanto riguarda il rischio di aborto spontaneo, l’American College of Obstetricians and Gynecologists ritiene sicuro il limite di 200 microgrammi al giorno. Stessa cosa per il parto prematuro.
Per quanto riguarda invece le malattie del sistema nervoso (come morbo di Parkinson ed Alzhaimer) un effetto protettivo della caffeina sembrava essere riscontrato, ma prove certe mancano a tutt’oggi.

Minimi (e trascurabili) gli effetti sulla pressione arteriosa e sul livello di colesterolo, fermo restando il rispetto della soglia giornaliera consigliata.
Di contro, il caffè (come molti altri prodotti vegetali) contiene polifenoli, sostanze antiossidanti che possono ridurre il rischio di eventi ischemici (cardiaci e cerebrali). Potremmo quindi fare un discorso simile a quello noto per il vino rosso: entrambi rientrano in una dieta equilibrata, ma devono comunque essere assunti con moderazione, dato che il sovradosaggio tende a vanificare gli effetti benefici.

2021-07-12T17:05:22+02:00 19 Giugno 2017|Categories: Benessere|0 Commenti

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