Tumore alla prostata – fattori di rischio, diagnosi e trattamento

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Tumore alla prostata – fattori di rischio, diagnosi e trattamento

  • tumore prostata

Il dottor Nicola Macchione, urologo del Centro Medico Santagostino ci parla del tumore alla prostata: quali sono i fattori di rischio, gli esami per la diagnosi e le terapie consigliate

Il tumore alla prostata

Il tumore alla prostata è il secondo tumore più diagnosticato negli uomini. Nel 2012 sono state fatte 1,1 milioni di diagnosi di tumore alla prostata, circa il 15% del totale dei tumori diagnosticati nel mondo. È una patologia legata all’età, quindi correlata all’invecchiamento che colpisce meno del 5% dei maschi sotto i 30 anni e circa il 71% dei maschi sopra i 79 anni

Che cos’è la prostata?

La prostata è quella ghiandola tubolacinare che si trova al di sotto della vescica, davanti l’ampolla rettale ed è attraversata da un dotto, l’uretra prostatica.

Quali sono i fattori di rischio?

Sappiamo che il tumore alla prostata è una patologia correlata all’invecchiamento. Esistono numerosi fattori di rischio che possono favorire l’insorgenza:

  • obesità
  • diabete
  • sindrome metabolica
  • altri fattori correlati alla cattiva alimentazione

Lo stile di vita e l’ambiente sono fattori determinanti quando si parla di incidenza di tumori in generale: gli studi legati alle popolazioni hanno rivelato come un soggetto asiatico possieda un rischio genetico più basso di sviluppare un tumore alla prostata; ma se lo stesso soggetto si trasferisse in Occidente adottando alcuni stili di vita non adeguati, potrebbe aumentare il rischio di sviluppare una neoplasia prostatica. Tutto ciò a dimostrare che l’ambiente in realtà influisce su queste patologie.

Quando andare dall’urologo?

Uno degli esami più comuni per il controllo della prostata è quello del PSA (antigene prostatico specifico) che avviene attraverso un banale prelievo di sangue. È consigliabile la visita da uno specialista urologo per gli uomini:

  • con più di 40 anni e un PSA superiore a 1
  • con più di 60 anni un PSA superiore a 2
  • con familiarità con un tumore alla prostata con più di 45 anni

Le linee guida europee di urologia evidenziano come queste categorie di pazienti sono quelle a maggior rischio di sviluppare un carcinoma alla prostata. È un tumore per cui esiste anche una certa correlazione genetica ma ad oggi nessuno studio ha ancora dimostrato una vera e propria ereditarietà.

Leggi anche: “Visita urologica: la prevenzione inizia da ragazzi”

Come si effettua la diagnosi?

Gli strumenti diagnostici a oggi nelle mani dell’urologo per diagnosticare un tumore alla prostata in tempi molto precoci sono molti. Oltre il sopracitato PSA, abbiamo altri esami più avanzati, come:

  • PHI (prostate health index) che mette insieme diversi valori per identificare precocemente il tumore prostatico e definire l’eventuale aggressività dello stesso;
  • PCA3 (prostate cancer antigen 3) che è la ricerca di frammenti di RNA nelle urine dopo un massaggio prostatico;
  • risonanza magnetica parametrica prostatica, un esame che rappresenta il “gold standard” diagnostico per questo tipo di malattia.

Nonostante i molti strumenti per sospettare un tumore alla prostata o una lesione prostatica, la diagnosi di certezza viene posta principalmente con la biopsia prostatica. Abbinata alla risonanza magnetica in una modalità “fusion”, ovvero fondendo le immagini della risonanza con quelle dell’ecografia fatta in real time, si ottiene anche un miglioramento della precisione dei prelievi prostatici.

Quali sono i trattamenti?

Nonostante i numeri di questa malattia siano importanti, ad oggi i dati che riguardano la sopravvivenza a 10 anni dei pazienti sono estremamente buoni. Sappiamo infatti che il 90% dei pazienti sopravvive anche con un’ottima qualità della vita. Si possono individuare delle strategie di trattamento generali, sempre in funzione dei casi specifici e della storia clinica del paziente:

  • Sorveglianza attiva (active surveillance) in quei pazienti che hanno un’aspettativa di vita superiore ai 10 anni e che hanno una patologia di basso rischio
  • Vigile attesa (watchful waiting) in quei pazienti che hanno una diagnosi tardiva della patologia
  • Trattamento chirurgico (robotico o in open) come indicazione principale al trattamento della malattia con successivo controllo oncologico della stessa
  • Trattamento radioterapico che può avere diverse finalità e viene utilizzata spesso per ridurre il rischio di recidiva
  • Trattamento ormonale per controllare la malattia in stadio avanzato o in fasi pre e post-chirurgiche
  • Chemioterapia
2019-11-15T15:13:05+01:00 15 Novembre 2019|Categories: Prevenzione, Salute, Star bene|0 Commenti