Hiv, la speranza per un vaccino arriva dalla tecnologia mRna

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Hiv, la speranza per un vaccino arriva dalla tecnologia mRna

Al via la sperimentazione sull'uomo di due preparati della biotech Moderna che dovrebbe durare circa 19 mesi. L'obiettivo è fornire al sistema immunitario dell'organismo le istruzioni necessarie per riconoscere il virus e bloccarlo

Una nuova speranza per sviluppare un vaccino contro il virus dell’Hiv potrebbe arrivare dalla tecnologia mRna, già utilizzata con successo per realizzare i preparati di Moderna e Pfizer contro il Covid-19. Sono iniziate, infatti, le prime sperimentazioni sull’uomo di due candidati vaccini, molto simili tra loro, sviluppati proprio dall’azienda biotech Moderna in collaborazione con la International AIDS Vaccine Initiative (Iavi) e la Bill and Melinda Gates Foundation.

Si tratta dei preparati mRna-1644 e mRna-1644v2. Lo studio dovrebbe concludersi nei primi mesi del 2023.

Perché è difficile sviluppare un vaccino contro l’Hiv

Il virus dell’Hiv fa parte della famiglia dei retrovirus, i quali hanno una capacità di replicarsi molto particolare che rende la risposta immunitaria dell’organismo ospite assai complessa. I retrovirus, infatti, sono in grado di convertire il materiale genetico a Rna in Dna. Una volta entrati nel Dna della cellula, cominciano a replicarsi. Il virus dell’Hiv attacca i linfociti T CD4, le cellule più importanti nella risposta immunitaria dell’organismo contro gli agenti patogeni. Diventa, di conseguenza, molto difficile sviluppare un vaccino contro un virus che danneggia, in prima istanza, proprio il sistema immunitario.

«La criticità dei candidati vaccini che sono testati fino ad oggi – ha spiegato presidente e CEO dell’International AIDS Vaccine Initiative (IAVI), Mark Feinberg – è che nessuno di loro ha prodotto anticorpi neutralizzanti ad ampio spettro (bnAbs) contro l’Hiv, ossia anticorpi prodotti dal sistema immunitario dell’ospite che hanno la capacità di bloccare il virus nelle cellule bersaglio». Il virus dell’Hiv, inoltre, muta molto spesso, assai di più di quanto faccia, ad esempio, il Covid-19 e questo complica ulteriormente le cose nello sviluppo di un vaccino efficace.

Un ‘libretto delle istruzioni’ per riconoscere il virus

Il primo passo nella sperimentazione dei vaccini mRna 1644 e mRrna 1644v2 sarà quello di valutare la capacità dei preparati di generare in modo sicuro anticorpi ampiamente neutralizzanti in adulti sani.

Negli ultimi 40 anni il virus dell’Hiv è sempre stato in grado di eludere le difese del sistema immunitario. La chiave per provare a contrastare questo patogeno passerà, quindi, dalla capacità dell’organismo di riconoscerlo e bloccarlo. I vaccini a mRna non introducono una versione inattiva del patogeno. Forniscono alle cellule le istruzioni per produrre l’antigene, ossia un frammento di proteina, che si trova all’esterno del virus. Ciò dovrebbe consentire al sistema immunitario di identificarlo come estraneo e, di conseguenza, bloccarlo. L’obiettivo è quello di spingere specifici linfociti B (cellule del sistema immunitario) a produrre anticorpi neutralizzanti ad ampio spettro contro l’Hiv.

I prossimi passi della ricerca

Nel prossimo studio sui vaccini realizzati da Moderna, che avrà una durata di circa 19 mesi, saranno coinvolte 56 persone di età compresa tra i 18 e i 50 anni. Queste verranno divise in quattro gruppi e riceveranno il vaccino mRna 1644, l’mRna 1644v2 o entrambi. Si procederà per gradi: il primo passo sarà attivare le cellule B per poi spingerle a produrre anticorpi neutralizzanti specifici contro il virus.

Foto di Spencer Davis da Pixabay

2021-09-17T17:17:56+02:00 17 Settembre 2021|Categories: Salute|0 Commenti