Fratture femore anziani: quando e perché si verificano

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Fratture femore anziani: quando e perché si verificano

  • Frattura femore anziani

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Questa condizione clinica risulta particolarmente grave vista la fragilità dei soggetti colpiti. Le indicazioni a livello mondiale suggeriscono che l'intervento chirurgico sia di estrema utilità, soprattutto se svolto in tempi rapidi

La frattura del femore negli anziani è una patologia diffusa e particolarmente grave vista la fragilità dei soggetti colpiti.

L’anziano – con questo termine si considerano attualmente soggetti oltre i 65 anni, o meglio ancora oltre i 75 anni di età – ha spesso delle comorbilità che in caso di frattura incrementano i rischi di morte.

Generalmente il 90% di questi pazienti ha oltre i 65 anni di età e la rottura del femore viene considerata come seconda causa di morte dopo le patologie cardiovascolari.

In età avanzata il tessuto osseo diventa più fragile a causa dell’osteoporosi che colpisce entrambe i sessi. Nelle donne, in particolar modo, gli effetti sono più precoci ed evidenti ed i rischi di frattura maggiori.

Con l’aiuto dell’Ortopedico del Santagostino, Paolo Carlo Prina, facciamo chiarezza su questa condizione clinica, le principali cause e i trattamenti più comuni.

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Come si rompe il femore dell’anziano?

La parte del femore più colpita è a livello dell’anca. Questa è definita come porzione prossimale del femore. Le fratture del femore negli anziani possono interessare il collo femorale o la regione denominata trocanterica. In tale sede, l’osso ha una componente spugnosa più consistente, con bassa resistenza corticale e, di conseguenza, più soggetta a fratture.

Fratture più o meno complesse possono essere dovute a:

  • eventuali traumi sul fianco a seguito di cadute accidentali e spesso banali
  • meccanismi torsionali dell’arto inferiore

Cosa succede quando un anziano si rompe il femore?

La frattura del femore negli anziani può avere un effetto spesso disastroso. Il trauma è in grado di sconvolgere letteralmente la vita del soggetto trasformandolo improvvisamente in paziente.  Accade infatti che, senza averne piena coscienza, il soggetto si ritrovi a terra con un dolore importante all’anca che gli impedisce di muoversi e, in molti casi, di chiedere aiuto.

Frequentemente, i soggetti che fino a poche ore prima erano autosufficienti sono allettati con necessità di assistenza completa. E, soprattutto, si ritrovano in ambienti a loro sconosciuti con personale che, seppur accogliente e premuroso, non riempie il vuoto, l’angoscia e la paura del futuro che inevitabilmente subentra.

Avere qualche familiare accanto, Covid permettendo, è certamente importante al fine di ritrovare per loro un riferimento noto. Inoltre, può essere utile al personale medico-infermieristico ai fini della raccolta dei dati sullo stato psicofisico del paziente.

Come affrontare la fratture del femore negli anziani?

Per affrontare questi problemi e dopo molteplici congressi al riguardo, sono stati stilati protocolli specifici per tale patologia.

Questi documenti definiscono i pazienti che hanno patito una frattura al femore come fragili e di competenza multidisciplinare. Ciò significa che non sono solo di pertinenza ortopedica ma anche:

  • internistica
  • geriatrica
  • cardiologica
  • anestesiologica

Si tratta, infatti, di pazienti complessi che assumono molteplici terapie per patologie concomitanti. La frattura del femore si inserisce, quindi, in un quadro ben più complicato e rischioso.

I fondamenti su cui si basa il trattamento consistono in:

  • un’adeguata copertura antidolorifica
  • terapia reidratante ed equilibrio biochimico
  • diagnosi rapida
  • indagini specialistiche quanto più immediate possibili

Essenziale è il controllo della coagulazione del sangue, in quanto sempre più pazienti assumono terapie anticoagulanti di vario tipo. Di conseguenza, si rende necessario attuare protocolli di sospensione, embricamento o somministrazioni di antidoti per limitare il sanguinamento e permettere l’intervento in tempi ristretti.

Attualmente, le indicazioni comunemente riconosciute a livello mondiale, suggeriscono possa essere di estrema utilità un intervento chirurgico quanto più rapido possibile. Generalmente, si ritengono le 48 ore come termine ragionevole.

Chiaramente, gli interventi devono essere sì attuati rapidamente, ma senza esporre i pazienti a rischi eccessivi. Pertanto, quando è possibile, si eseguono entro le 48 ore ma quando non lo è, si posticipa a tempi più sicuri e solo dopo gli accertamenti e le terapie necessarie per stabilizzare le condizioni del paziente.

Frattura del femore negli anziani: intervento chirurgico

L’intervento si effettua preferenzialmente con un’anestesia spinale o subdurale. Si tratta di procedure che non comportano l’addormentamento completo del paziente o la sua intubazione. Consentono, invece, di anestetizzare parzialmente ed in totale sicurezza solo dall’addome in giù. In questo modo i chirurghi possono operare senza dolore e, soprattutto, con un paziente sempre lucido e cosciente.

Questa pratica è quella preferita dalle equipe, ma alle volte si rende necessaria un’anestesia più completa e relativamente più rischiosa.

Attualmente sono diffusi molteplici tecniche chirurgiche di riduzione e sintesi delle fratture. Vengono utilizzati mezzi di sintesi in titanio sicuri ed efficaci, che sono anche compatibili con la risonanza. Quando la frattura interessa il collo del femore, si rende necessario una sostituzione protesica del collo e della testa femorale mediante una protesi cementata. Anch’essa è fatta di materiale magneto compatibile, che permette una completa escursione articolare e risparmio dell’usura protesica.

Lo scopo di questi interventi consiste nel ridare al paziente la possibilità di essere mobilizzato rapidamente, prima in poltrona e poi in stazione eretta in tempi più o meno ristretti.

La mobilizzazione si ritiene essenziale per un migliore recupero delle funzioni fisiologiche del paziente.

L’allettamento prolungato, infatti, aggiunge un problema ulteriore con un progressivo decadimento e difficoltà nel recupero funzionale. Un’altra criticità potrebbe derivare dal rischio di delirio post operatorio, conseguenza di anestesia o procedure chirurgiche, con un’incidenza maggiore nella popolazione anziana.

Quando si riesce a compiere un percorso ben strutturato e completo con indagini all’ingresso rapide, intervento immediato e mobilizzazione precoce, i risultati sono senz’altro molto soddisfacenti. Sul fronte opposto, però, si deve anche dire che, purtroppo, dalle statistiche si evince che i decessi nel primo anno dopo il trauma e nei pazienti più anziani raggiungono percentuali del 30%. La metà di coloro che subiscono questa frattura, inoltre, ha difficoltà a riprendere gli standard di vita precedenti.

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Il decorso post operatorio

Venendo poi al decorso e recupero funzionale, i tempi si aggirano dai 3 ai 6 mesi circa, a seconda dei pazienti. Certamente, le problematiche sono molteplici. Si va dalla necessità di assistenza medico-infermieristica e riabilitativa all’assistenza di base a domicilio.

La mia esperienza evidenzia un numero sempre maggiore di ultranovantenni con frattura di femore che rappresenta alcune volte ed in modo quasi sorprendente il loro primo ricovero della vita.  L’aspettativa di vita si è allungata sorprendentemente e quindi anche l’età della patologia fratturativa del femore trova parallelismi.

Il recupero da una frattura del femore negli anziani non è sempre un miraggio. È molta la soddisfazione di ritrovare al controllo ambulatoriale un paziente operato sei mesi prima, eretto e deambulante seppur con sostegno. Ecco che il ‘paziente’ torna ad essere lentamente ‘soggetto’ rientrando nel circolo familiare con tutto il bagaglio di affetti ed aspettative future.

Foto di Sabine van Erp da Pixabay

2021-10-01T15:53:49+02:00 1 Ottobre 2021|Categories: Terza età|0 Commenti