Dagli anticorpi la rivoluzione per l’emicrania

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Dagli anticorpi la rivoluzione per l’emicrania

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Grazie all’utilizzo di sostanze chiamate “anticorpi monoclonali" abbiamo la prima profilassi mirata per l'emicrania: ecco come funzionano

Si chiamano anticorpi monoclonali e promettono di essere una  vera rivoluzione nella cura dell’emicrania. Lo ricordiamo, infatti: l’emicrania o mal di testa è una malattia invalidante e diffusissima. Una persona su sette nel mondo ne soffre , ben 7-8 milioni solo in Italia. Sono in particolare le donne i soggetti più colpiti: la proporzione rispetto al sesso maschile è di tre a uno. Il dolore tipico dell’emicrania è spesso pulsante e tendenzialmente si presenta come dolore unilaterale e fortemente invalidante. Il 70% dei pazienti non riesce a fare nulla durante l’attacco. Il 60% vive nella costante paura dell’insorgenza dei sintomi. Nella forma cronica può far perdere molti giorni di lavoro e giornate di vita sociale.
Gli attacchi possono durare poche ore ma possono anche arrivare a 72 ore e sono spesso preannunciati da sintomi prodromici come sbadigli, sensibilità al freddo, rigidità del collo, inappetenza o ricerca di particolari alimenti. Nella forma dell’emicrania con aura – che coinvolge circa un paziente emicranico su cinque – i sintomi sono anticipati da disturbi alla visione, da formicolii alle dita o al viso, da difficoltà di espressione verbale con una durata inferiore a 60 minuti. A questo tipo di mal di testa si associano anche alcuni sintomi come la fotofobia e la fonofobia, ovvero l’intolleranza a luci e rumori, e la presenza di vomito e nausea.

Fino a oggi la profilassi (cioè il trattamento preventivo degli attacchi) è avvenuta grazie all’utilizzo di farmaci di profilassi indiretti come i betabloccanti, gli antiepilettici e i calcioantagonisti; farmaci efficaci nella cura di altre patologie e dimostratisi utili anche nel trattamento dei pazienti emicranici.

Oggi, finalmente,  disponiamo della prima terapia profilattica mirata per l’emicrania, grazie all’utilizzo di sostanze chiamate “anticorpi monoclonali”. Sono delle sostanze iniettate sottocute una volta al mese che prevengono in modo stabile l’insorgenza delle crisi. Si tratta di terapie di prevenzione.

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Questi farmaci, come fossero “cecchini”, entrano nell’organismo e agiscono specificamente sul GCRP, una piccola proteina che viene liberata dalle terminazioni trigeminali che innervano i vasi sanguigni meningei con conseguente dilatazione e innesco dell’attacco doloroso. Bloccando questa piccola proteina GCRP nei soggetti con emicrania si evita l’infiammazione e la dilatazione dei vasi sanguigni e si arresta la trasmissione del dolore.
I farmaci agli anticorpi monoclonali sono generalmente ben tollerati. Una vera e propria rivoluzione se si pensa che dal 30 al 40% dei soggetti emicranici interrompe la cura con i vecchi farmaci di profilassi proprio a causa degli eventi avversi.

Il trattamento è destinato a pazienti con almeno 4 giorni di emicrania al mese. Ogni dose viene somministrata tramite un’iniezione sottocutanea. La maggioranza dei pazienti che rispondono alla terapia presenta un beneficio clinico entro tre mesi e quindi dopo tre somministrazioni. Non ci sono ancora dati disponibili circa la sicurezza e l’efficacia nei pazienti anziani (65 anni e oltre) e nella popolazione pediatrica.

Per accedere a questo trattamento al Santagostino è obbligatorio essere stati visitati e presi in carico da un medico specialista in cefalee, che valutata la storia clinica del paziente deciderà se procedere o meno con l’indicazione. Durante la visita neurologica sarà comunque valutata dal medico l’opportunità di somministrare il farmaco.

2020-10-05T15:02:46+02:00 29 Maggio 2020|Categories: Salute|Tags: , , |0 Commenti