Emicrania: gli anticorpi la combattono?

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Emicrania: gli anticorpi la combattono?

  • emicrania e anticorpi monoclonali una nuova terapia

Gli anticorpi monoclonali rappresentano il presente, e il futuro, nella profilassi dell'emicrania. L'esperto spiega cosa sono nel dettaglio, e in che modo agiscono nella prevenzione del disturbo.

Tra le nuove terapie per combattere l’emicrania vanno annoverati gli anticorpi monoclonali. Grazie a questi specifici tipi di anticorpi è stato possibile realizzare una prima profilassi specifica per l’emicrania.

Cosa sono gli anticorpi monoclonali, quali sono i più adatti nel contrasto dell’emicrania e come agiscono esattamente? Risponde l’esperto.

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Emicrania e anticorpi monoclonali, una nuova profilassi

Sono 6 milioni gli italiani che soffrono di emicrania, e nel mondo si parla di 1 miliardo di persone che patiscono i sintomi dell’emicrania.

Fino a pochi anni fa, la profilassi (termine che indica il trattamento preventivo) veniva posta in essere con farmaci indiretti. Farmaci quali betabloccanti, antiepilettici oppure calcioantagonisti. Farmaci che si sono dimostrati efficaci nella risoluzione di altre patologie, ma utili anche per trattare i pazienti emicranici.

Attualmente è stata messa a punto una prima terapia di profilassi mirata sull’emicrania.

Una terapia approntata grazie all’adozione di anticorpi monoclonali. Come approfondiremo a breve, gli anticorpi, realizzati con metodologie di DNA ricombinante, vengono iniettati sottocute su base mensile, fino a prevenire con stabilità l’insorgenza di un attacco emicranico.

Emicrania, un quadro di riferimento

A soffrire di emicrania sono soprattutto le donne, con una proporzione di 3 a 1 rispetto al sesso maschile. L’emicrania è poi la prima causa di disabilità tra i 20 e i 50 anni, è spesso pulsante nella sua manifestazione compare sotto forma di dolore unilaterale.

La qualità della vita, specie nei casi di emicrania cronica, ne risente in modo importante: durante un attacco il 70% dei soggetti non riesce a far nulla, mentre il 60% di chi soffre di emicrania vive nella paura costante dell’insorgenza dei sintomi.

Un attacco di emicrania può durare alcune ore, ma può estendersi fino a 72 ore. Solitamente è preannunciato da alcuni sintomi quali:

  • sbadigli
  • sensibilità al freddo
  • rigidità del collo.

Un paziente su cinque soffre di emicrania con aura. Prima dell’insorgenza dei sintomi possono manifestarsi:

  • disturbi della visione
  • formicolii al viso o alle dita
  • difficoltà nell’espressione verbale

Fenomeni che durano meno di un’ora. Esistono poi ulteriori sintomi quali fotofobia e fonofobia, ovvero una intolleranza rispettivamente alle luci e ai rumori. Infine, possono manifestarsi nausea e vomito.

Cosa sono gli anticorpi monoclonali per l’emicrania?

Gli anticorpi monoclonali (in inglese Monoclonal Antibodies, MAb), sono anticorpi prodotti attraverso delle tecniche che prevedono l’uso di DNA ricombinante, a partire da una sola tipologia di cellula immunitaria.

Si tratta di proteine ricavate da un unico clone di linfocita che è stato ingegnerizzato. Sono delle proteine omogenee ibride. Gli anticorpi, chiamati anche immunoglobuline, quando prodotti dal nostro organismo compiono due azioni: riconoscono un antigene (una sostanza estranea che, introdotta nell’organismo, determina la formazione di anticorpi) e si attaccano in maniera specifica, fino a neutralizzare l’antigene stesso.

Questo meccanismo è alla base della risposta immunitaria. E ricordiamo di passaggio come l’alimentazione influisce positivamente sul nostro sistema immunitario, che a sua volta deve molto al microbiota intestinale.

Come funzionano gli anticorpi per l’emicrania?

Gli anticorpi monoclonali agiscono seguendo lo stesso meccanismo appena descritto, con la differenza che esprimono una affinità estremamente specifica rispetto a un dato antigene. E quando sono legati all’antigene determinano una risposta immunitaria marcata.

In altre parole, questi farmaci agiscono come fossero dei cecchini. Immessi nell’organismo agiscono in modo specifico sul CGRP, peptide correlato al gene della calcitonina. In termini più semplici, una piccola proteina che interviene nella trasmissione del dolore.

Questa proteina è liberata dalle terminazioni del nervo trigemino. Queste terminazioni innervano i vasi sanguigni delle meningi, causandone la dilatazione e determinando l’insorgenza del dolore.

Gli anticorpi monoclonali hanno l’obiettivo di bloccare l’azione del CGRP. In questo modo evitano sia l’infiammazione che la dilatazione dei vasi sanguigni. Come conseguenza, la trasmissione del dolore risulta arrestata.

Questi nuovi farmaci danno una buona tolleranza. È una notizia, questa, estremamente positiva, perché il 30% – 40% di chi soffre di emicrania termina la cura, con i precedenti farmaci, per via di effetti collaterali o eventi avversi.

Quale tra gli anticorpi monoclonali agisce sul recettore del CGRP?

Attualmente i princìpi attivi presenti in farmaci che agiscono sul recettore del CGRP sono:

  • calganezumab
  • eptinezumab
  • fremaezumab
  • erenumab.

L’erenumab è presente sul mercato con il nome commerciale di Aimovig. Questo farmaco, come tutti gli altri indicati, deve essere prescritto dal medico o dal neurologo che sta seguendo il paziente affetto da emicrania. 

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A chi è destinata la terapia monoclonale per l’emicrania?

Il trattamento con terapia monoclonale (che, si ricorda, è affiancato da altre terapie antiemicraniche, come la terapia a base di botulino) viene destinato a chi ha sofferto almeno 8 attacchi di emicrania e ha usufruito di 3 profilassi “classiche” senza sortire alcun beneficio; questi i criteri dell’AIFA, la Agenzia Italiana del Farmaco.

Fermo restando che la decisione ultima, in merito alla opportunità di adozione della terapia monoclonale, spetta allo specialista. Le analisi dovranno tenere conto anche dei benefici sulla qualità di vita che apporta tale terapia, come per esempio riduzione del consumo di farmaci, visite, giornate di lavoro perse.

La frequenza di somministrazione è mensile (ogni 28 giorni), tramite un’iniezione sottocutanea con una siringa preriempita di facile utilizzo. Generalmente il 60% dei pazienti circa mostra una riduzione del 50% dei giorni mensili di emicrania già dopo il primo mese, ma spesso è necessario attendere tre mesi. A differenza delle classiche terapie di profilassi, il trattamento con anticorpi monoclonali anti CGRP è molto ben tollerato dai pazienti e presenta pochissimi effetti collaterali.

Bisogna infine ricordare che esiste comunque una percentuale di pazienti che può non rispondere a questa terapia, mentre per i pazienti over 65 e i pazienti pediatrici non c’è ancora sufficiente disponibilità di dati rispetto a efficacia e sicurezza di questo trattamento.

Anticorpi monoclonali presso il Centro Medico Santagostino

Il Centro Medico Santagostino permette l’accesso a questa terapia, purché sia stata svolta una visita e relativa presa in incarico da uno specialista in cefalee.

È infatti nel contesto di una visita neurologica che il professionista valuterà l’opportunità, o meno, di autorizzare la terapia con anticorpi monoclonali.

2022-06-23T16:51:17+02:00 4 Giugno 2022|Categories: Salute|0 Commenti